Traliccio

Nell’estate del 1962 una forte tromba d’aria si abbatté sul Golfo di Napoli e investì l’isola di Capri. La forza del vento fu tale che riuscì a sradicare un grosso traliccio che sosteneva l’antenna del radiofaro installato in prossimità del faro di Punta Carena, facendolo precipitare in mare dalla sommità della falesia a picco sul mare.
Una volta precipitato in mare, la forza della burrasca trascinò il traliccio, piegatosi a causa del suo stesso peso, lungo la ripida parete rocciosa sommersa sino alla profondità di circa sessanta metri, nel punto in cui termina la falesia e inizia un ampio pianoro di finissima sabbia bianca che declina dolcemente verso le profondità abissali del mare caprese.
La particolare forma e struttura del traliccio, la sua esposizione alle costanti e frequenti correnti litoranee, la ricchezza biologica tipica di queste acque e la favorevole esposizione di questo tratto di costa ai raggi solari hanno trasformato una brutta e anonima struttura metallica in una magnifica esplosione di vita. Nel corso degli anni le traverse e i montanti del traliccio sono diventate il substrato ideale per numerose forme di vita sottomarina, un vero e proprio reef artificiale.

Le cavità invece sono l’habitat ideale per aragoste, cicale di mare, murene, cernie e altre innumerevoli specie.

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Capri
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